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La Società Cooperativa sociale TAM, fondata dall’iniziativa del Presidente Dott.ssa Marianna Parisi con l’obiettivo di far fronte alle necessità di alcuni servizi essenziali sul territorio, per prevenire il disagio, favorire il benessere e conciliare tempi e necessità della collettività, in collaborazione con le Istituzioni locali.

L'obiettivo principale della Cooperativa TAM è quello di offrire una serie di servizi nell'ambito sociale ed il supporto umano per la fascia più debole individuata dai minori.

La Comunità educativa “TAM” è sita in Lecce, a pochi passi dal centro cittadino, ai margini del centro commerciale della città, in zona residenziale meglio denominata "zona Salesiani".

Il lotto è servito da un’arteria principale quale Via Rocco Scotellaro, da una perpendicolare che anch’essa lo delimita, quale Via Achille Daniele, mentre il terzo fronte da piazza Aldo Palazzeschi.

Tale zona risulta completamente urbanizzata, collegata costantemente dalla linea urbana con il centro ed il resto della città; nella stessa piazza dove è ubicato l’ immobile risulta collegata una scuola sia materna che elementare, nelle vicinanze una scuola media ed a pochi metri il polo salesiani, con Chiesa e centro sportivo polivalente.

Approfondimenti

L’immobile si compone di tre piani, di cui un seminterrato, un piano terra rialzato ed un piano primo, inoltre di un ampio giardino che lo delimita su tutti e quattro lati della costruzione.

Il piano terra (rialzato) si compone di due vani tecnici e cioè un ufficio direzione, con ingresso diretto dall’esterno posto su via Rocco Scotellaro; attraverso un disimpegno si accede ad un piccolo spogliatoio ed ad un vano Wc di esclusiva pertinenza sia dell’ufficio direzione che del vano destinato a studio psicologo, posto sullo stesso lato una stanza ristoro e una multifunzioni. Inoltre a completare il piano terra, 3 vani letto, 1 bagno per disabili e altri 2 bagni ad uso esclusivo degli ospiti della struttura. Attraverso una seconda rampa di scale interna, da cui si accede tramite un disimpegno, si raggiunge il piano seminterrato, destinato a refettorio e spazio neutro.

Il primo piano, risulta destinato a camere da letto per un totale di 3, tre bagni di pertinenza dei vani letto, inoltre a diretto servizio di tale piano ci saranno due vani destinati uno a studio per pedagogista ed assistente sociale e un vano ristoro e l’altro a vano ludico destinato allo svago - tv - socializzazione, per i bambini residenti.

Il piano seminterrato da cui si accede attraverso diversi ingressi e cioè:

  • Rampa di scale, direttamente dal giardino di pertinenza;
  • Rampa esterna, con accesso diretto da piazza Palazzeschi idonea anche per autoveicoli e possibilità di sosta, ingresso diretto per stanza educatori e mediatori;
  • Corpo centrale principale scale con accesso diretto al vano-regia e spazio neutro;
  • Scala interna di collegamento piano rialzato - refettorio;
  • Uscita di sicurezza a cielo aperto su giardino di pertinenza.

Il corpo scala A divide in due l’intero piano, e precisamente dall’ingresso principale posto su via Daniele, autonomamente si accede allo spazio neutro, facilitandone il passaggio dall’interno all’esterno e garantendone la riservatezza. Si precisa che l’intera struttura sarà dotata di montascale mobile a cingoli elettrica auto alimentata, ad uso autonomo con o senza accompagnatore, necessaria al superamento delle barriere architettoniche.

Tale spazio sarà destinato a vano regia, completo di attrezzature fisse e specchio unidirezionale destinato a laboratorio osservativo completo di telecamere per le registrazioni delle sedute. A completamento, un vano Wc completo di antibagno, sarà a disposizione di tali ambienti. Inoltre un vano avente accesso diretto dall’esterno sarà destinato ad ufficio amministrativo.

Mentre, per quanto concerne il  restante corpo, sarà destinato esclusivamente a refettorio completo di zona cottura con accesso diretto dall’esterno, il quale sarà destinato esclusivamente alla preparazione delle colazioni, in quanto la struttura farà servire i pranzi principali da ditte specializzate esterne che provvederanno giornalmente all’approvvigionamento dei pasti in appositi contenitori certificati; un vano bagno per disabili e non,  con antibagno ed infine un vano dispensa- ripostiglio.

Si precisa che, oltre all’accesso diretto interno attraverso un corpo scala, al refettorio si accederà anche direttamente dal giardino di pertinenza attraverso un ampia scala con annessa lateralmente un vetrata a tutta luce che permetterà areazione e luminosità a tale vano.

L’ampio giardino di pertinenza, messo in sicurezza per quanto riguarda le vie d’uscita verso l’esterno, è attrezzato con prato, piante, alberature di alto fusto già esistenti, ed inoltre arredi e giochi per bambini, quali panchine, sabbiera, scivoli, altalene, cesto da basket, ed un gazebo per attività didattiche all’aperto, tali da trasmettere ai bambini ospiti, serenità e situazioni emotive più rilassanti.

Sono garantite le condizioni generali di stabilità nonché la sicurezza degli impianti e degli arredi in conformità a quanto previsto dalle nome vigenti.

La comunità accoglie minori provenienti dal territorio cittadino e non, temporaneamente allontanati dalle famiglie in seguito ad un provvedimento del Tribunale per i Minorenni.

Inoltre, si offre da supporto alle famiglie in difficoltà, ospitando minori con il consenso della famiglia, sempre in accordo con i Servizi Sociali di riferimento.

La Comunità ospita minori di ambo i sessi, dai 3 ai 18 anni di età, fino ad un massimo di 10 persone più 2 per emergenze. La permanenza degli ospiti può estendersi fino al compimento del 25° anno di età, limitatamente ai casi per i quali si rende necessario il completamento del percorso educativo.

La presa in carico del minore avviene attraverso l’elaborazione di un progetto in cui vengono coinvolti gli Operatori della Comunità, i Servizi Sociali del territorio, il Tribunale per i Minorenni e altri Servizi specialistici.

Prevede la presentazione del caso da parte dei Servizi Sociali proponenti.

Questi forniscono all’Equipe formativa alcuni dati:

  • Notizie circa la storia della famiglia (anamnesi familiare)
  • Situazione giuridica
  • Profilo psicologico
  • Situazione sanitaria (anamnesi medica)
  • Notizie su difficoltà o problemi di personalità del minore
  • Motivazioni dell’allontanamento dalla famiglia.

La comunità, acquisiti i dati, valuta la possibilità di inserimento nel Gruppo, già formato, al fine di salvaguardare l’omogeneità dello stesso e dei suoi componenti, condizione indispensabile per un sereno clima educativo.

 

OBIETTIVI EDUCATIVI GENERALI:

Le linee generali dell’intervento della Comunità derivano dall’individuazione di alcuni obiettivi specifici, che rispondono ai canoni di globalità, coerenza e progressività del minore.

Attraverso il lavoro di rete formale (Servizi Sociali, Sanitari e Scolastici) e informale (Servizi Territoriali, Sportivi/Culturali, Volontariato) e l’attuazione di un progetto individuale personalizzato per ogni minore, la Comunità  provvede a:

  • Offrire al minore uno spazio di accoglienza e un ambiente sereno in cui vivere, nel quale sia possibile esprimere le proprie esigenze e i propri bisogni educativi;
  • Supportare il minore nell’elaborazione del distacco dalla famiglia e sostenerlo nella costruzione e attivazione di un progetto per il suo futuro (rientro nella famiglia d’origine o in un nucleo familiare differente);
  • Garantire e mediare, in accordo con il Tribunale per i Minorenni e i Servizi Sociali, le relazioni tra il minore e la famiglia d’origine;
  • Ristrutturare e rielaborare il passato del minore ed eventualmente creare una rete di rapporti affidabili e funzionali alla crescita dello stesso;
  • Mostrare particolare attenzione alla dimensione affettiva del minore come componente fondamentale dello sviluppo umano;
  • Soddisfare i bisogni primari del minore, riguardanti la salute, la cura della persona, il divertimento secondo un’ ottica proiettata verso l’autonomia del soggetto;
  • Aiutare il minore nell’assolvimento del proprio obbligo scolastico, attraverso un lavoro di rete con i Servizi Scolastici e l’individuazione dell’iter formativo più adatto per ciascuno;
  • Favorire lo sviluppo delle capacità relazionali del minore attraverso la relazione diretta con l’educatore o quella mediata con i coetanei;
  • Stimolare il minore all’accrescimento della propria autonomia personale;
  • Responsabilizzare il minore, prevedendo, a seconda delle sue inclinazioni e potenzialità, metodi di compartecipazione alla vita domestica;
  • Stimolare il minore ad un uso attivo e proficuo del tempo libero, proponendo attività ludiche, culturali e sportive appropriate e ricercando sul territorio eventuali risorse per incrementare la sua socializzazione;
  • Favorire lo sviluppo delle capacità e delle potenzialità del minore;
  • Accompagnare il minore attraverso la presenza di operatori che si prendono cura dello stesso quotidianamente.
  • Promuovere occasioni promozionali per far vivere al minore l’esperienza della condivisione e della solidarietà.

Per la costruzione di una relazione educativa equilibrata, in cui il minore possa sentirsi accettato e compreso dagli adulti di riferimento ma anche supportato nelle sue ansie e sofferenze, passando attraverso tutti gli aspetti della vita quotidiana, l’equipe educativa predilige, in particolare, i seguenti ambiti di intervento:

  • Il gioco
  • Le attività manuali
  • Il dialogo e l’ascolto
  • Il rispetto dei ritmi della giornata e delle regole comunitarie
  • Il contenimento fisico e verbale
  • Il confronto e l’accettazione dell’altro
  • Il supporto scolastico
  • La responsabilizzazione
  • La costruzione di rapporti con figure di riferimento positive.

Questo tipo di approccio implica una particolare attenzione al lavoro di programmazione in equipe, attraverso un lavoro prettamente educativo e relazionale.

Le verifiche e le forme di valutazione collettiva sono, quindi, effettuate al fine di fornire un intervento educativo quanto più possibile organico, personalizzato e coerente.

Gli strumenti utilizzati sono:

  • Osservazione sul campo
  • Revisione del P.E.I.
  • Stesura delle relazioni
  • Riunioni dell’equipe
  • Riunioni con i referenti dei servizi di riferimento del minore
  • Riunioni di supervisione con il Referente Esterno.

Il percorso di ogni minore è strutturato in fasi: l’accoglienza, la personalizzazione, la responsabilizzazione e l’autonomia.

Accoglienza: ingresso nella struttura, conoscenza da parte del minore dell’ambiente che lo circonda, dei soggetti che formano la Comunità e delle dinamiche di routine della giornata, informazione e partecipazione alle basilari attività di gruppo che favoriscono i sani processi di conoscenza e condivisione.

Personalizzazione: individuazione e strutturazione del P.E.I. (progetto educativo individuale), che, concordato dal minore con  l’educatore di riferimento, rappresenta un vero e proprio “patto educativo”.

L’educatore ha il compito di vigilare e aiutare il minore nel raggiungimento dei seguenti obiettivi:

  • Cura e igiene personale
  • Ordine e cura delle cose
  • Cura delle strutture e dell’ambiente che lo ospita
  • Rispetto della puntualità
  • Ingegno e studio
  • Adesione al gruppo.

Responsabilizzazione: il minore è chiamato ad assumersi una maggiore responsabilità rispetto ai propri compiti e ad avere sempre più autonomia nell’adempimento degli stessi, dei propri desideri e delle proprie passioni.

L’educatore abbandona gradualmente il compito di incisivo controllo, proprio della prima fase, lasciando sempre più autonomia e libertà al minore. Nel contempo, comunque, l’educatore e il minore proseguono nel proprio rapporto relazionale e di confronto sul progetto e sulla sua evoluzione.

Autonomia: il minore è chiamato a prendere tra le mani le redini del suo progetto. Il minore gestisce la propria giornata e l’educatore si occupa dell’aspetto logistico, di tutoraggio e di verifica del percorso nonché dell’organizzazione di vere e proprie esperienze di vita reale. Minore ed educatore, periodicamente, si incontrano al fine di verificare e valutare l’evoluzione del progetto.

DIMISSIONI:

Le dimissioni vanno adeguatamente programmate e preparate. Il Servizio Sociale, durante il periodo di permanenza del minore in Comunità, si impegna a concordare con la famiglia originaria un idoneo progetto di reinserimento. Nel caso in cui questo non sia possibile, vengono individuate soluzioni alternative.

Nel caso di minori adolescenti, per i quali non possa realizzarsi né il rientro in famiglia né l’affidamento etero-familiare o altro, l’impegno è rivolto ad individuare soluzioni adeguate al reinserimento del soggetto nell’ambiente sociale, attraverso percorsi di semi autonomia da attivare sul territorio in collaborazione con il Comune.

Le dimissioni sono subordinate a:

  • Verifica del raggiungimento degli obiettivi fissati nel P.E.I.
  • Proposta di dimissione del minore da avanzare all’Autorità Giudiziaria ed ai Servizi Sociali territoriali, secondo le rispettive competenze
  • Programmazione del necessario percorso, soprattutto di tipo educativo, per rendere graduale ed efficace il rientro del minore nella famiglia di origine
  • Indicazione di altre forme di accoglienza nel caso di impossibilità ad effettuare il reinserimento familiare.